Chucheros, un assaggio di pacifico colombiano

Chucheros é un piccolo villaggio di pescatori nel parco nazionale Uramba Bahía Málaga, nel Pacifico Colombiano.

Come arrivare a Chucheros

Per arrivarci bisogna chiedere del Signor Wilson al molo turistico di Buenaventura e farsi imabarcare su una delle due o tre lancie giornaliere.

Quando sono arrivato la barca era gia praticamente piena e mi son seduto sul primo posto che ho visto libero, il peggiore ovviamente. Infatti stavo nell’ultima fila dietro, accanto al motore e c’era un odore tossico di benzina, che é diminuito un po quando siamo partiti, con il vento, in compenso data la velocitá della barca, mentre la parte davanti volava e sbatteva sulle onde, quella dietro aveva i lati oscurati da una parete di acqua e schizzi, per cui il poco panormana che ho visto si vedeva come immaginandolo, tra questa cortina.

Dopo un ora circa questa montagna d’acqua si é finalmente abbassata e mi e apparsa Chucheros, una baietta di acqua verdina, senza l’ombra di una casa e un tipo su una barca che mi aspettava per il trasbordo, Luis.  La marea era bassa e la spiaggia umida mi é sembrata sporca e disordinata, con tronchi, legni e pezzi di plastica in giro. Ho aspettato che Luis riportasse la barca alla boa, dopo avermi scaricato e ritornasse a cavalcioni di un grosso pezzo di polistirolo. Dalla spiaggia alle case c’é da salire una scalinata di legno che ha i pioli a distanza irregolare e in alcuni casi sembra che ne manchi uno e mi chiedo se qualcuno c’é mai caduto.

Da Yaneth

Eccoci arrivati. Sulla cima del promontorio e sotto una grande tettoia di alluminio, c’é una palafitta ampia che funge da sala comune, ristorante e piazzola per le tende dei turisti. E c’é Yaneth, la padrona di casa, una signora mulatta con una voce bassa e armoniosa. E’ lei che per questi tre giorni che sono stato li ha cucinato colazione, pranzo e cena. Vive li con Lui, il figlio, un ragazzo dalla voce ancora piú bassa della madre, che quasi non lo senti. Poi c’é il padre, un vecchio marinaio con la moglie che fa delle pallette di dolce di cocco favolose. C’é Maurizio un ragazzo sui 30 anni, che come dicono qui “gli manca qualche estate”, Floro un ragazzetto di 19 anni svelto e curioso che mi ha spesso portato in giro. Un “pelotudo” (bambino) gattona in giro e solo alla fine ho capito che era il figlio di Maria, una ragazza con un sorriso timido che mi sembrava avesse 15 anni. E infine un vecchio bianco con molte rughe.

Con Yanneth e Florio

 

Sentieri nella foresta

Ci sono due cammini che partono da Chucheros, uno va a destra e uno a sinistra. Passano attraverso una foresta pluviale bassa e piena di granchetti rossi e paguri e portano a delle altre spiaggie. Una si chiama Coqueros, l’altra Juan de Diós.

Per arrivare a coqueros bisogna passare sopra un tronco scivoloso oltre un dirupetto bello profondo. Se ci arrivi, trovi una spiaggia piena di plastica. Bottiglie e bottiglie che arrivano da Buenaventura, dall’Ecuador, dal Perú e chissa da dove altro. Un po dietro, sotto l’ombra delle palme da cocco, ci sta una piccola cascata e una pozza di acqua salmastra. Se ci entri abbastanza per fare uscire la plastica dallo sguardo e dalla mente, ti trovi dentro una bolla di perfezione della natura che fa venire la pelle d’oca.

la spiaggia Juan de Diós

Le balene

La gente viene da queste parti per vedere le balene. Infatti questi mammiferoni si fermano in queste acque calde per riprodursi e fare crescere i piccoli, mentre scendono verso l’Antartide e far si che siano grandi abbastanze per afrontare le fameliche Orche. Per vederle non bisogna andare in mare aperto, basta stare nel golfo e federe da dove emerge la prima e seguirla. Il punto é che le balene respirano l’aria come noi e quindi ogni tanto devono uscire e prendere una boccata. I piccoli hanno i polmoni meno grandi e devono uscire piú spesso. Diciamo che lo spettacolo non e formidabile. Si vede un fianco, una pinna e uno sbuffo della balena, se ti dice bene lo vedi da vicino, ma sempre un pezzettino di fianco, una pinna o uno sbuffo. Ecco, forse lo sbuffo valeva la pena, il rumore, psfffffff!!!

Molto piú bello il giro alla Sierte o quando siamo andati a pescare.

La Sierte

La Sierte é una zona in fondo al golfo dove piove tutti i giorni dell’anno, c’é una piccola comunita e piú dentro la foresta, una super cascata. Il viaggio in particolare e stato bello, si va attraverso paesaggi da pirati, isolotti con un albero solo, foresta e foresta.

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Quando arrivi, ti trovi un mega roccione, la cascata e una pozza, che quando l’aqua del mare sale diventa un tutt’uno. Se ti metti sotto la cascata, l’acqua di frusta le spalle, non é proprio l’immagine idilliaca che ti apsetti, ma per un momento catartico puó fuzionare.

La Sierte

A pesca con Florio

Poi c’é stata la pesca, che mi ha salvato dal piano di Floro. Aveva rispolverato due vecchi sci d’acqua degli anni cinquanta, che secondo lui nessuno aveva mai usato e avremmo dovuto farlo noi per la prima volta. Avevano due agganci per i piedi di gomma dura che mi davano alcuni dubbi. Comunque e arrivato Carlos un tipo colombiano a cui piace molto pescare e via. Gli sci d’acqua ancora adesso apettano la loro prima volta.

Per la pesca, il primo giorno abbiamo usato dei lombirichi, il secondo i paguri e dei piccoli crostacei che sembrano delle aragoste in miniatura.

Infilzare questi animaletti all’amo mi ha dato non pochi problemi etici, considerando che in particolare il paguro é un animale che mi é sempre stato molto simpatico.

Il primo giorno abbiamo pescato tre pesci gatto, che abbiamo poi liberato alla fine, il secondo giorno invece siamo andati con Luis a pescare accanto a un isolotto e li abbiamo preso tre pesci palla. Il primo l’ho preso io, appena tirato la lenza. Meno male che ho chiesto a Luis se dovevo stare attento a qualche spina o a qualcsa in particolare per tirare fuori l’amo. un secondo dopo il pesce palla ha tirato fuori due dentoni da coniglio incredibili e ho lasciato il lavoro a mani piú esperte.

la “palma spinosa”

 

 

Floro e delle bacche dure dalla polpa rossa di cui non ricordo il nome

 

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