Viaggio in Giappone: preparazione

Ad aprile andremo in Giappone per 3 mesi per salutare la famiglia di Soucoupe e presentare il piccolo Semola.

Come primo passo ci siamo messi in camera una bella mappa del paese e abbiamo iniziato ad annotare posti con amici e familiari, la maggior parte nel sud, nella regione tropicale detta Kyushu, verso le citta di Fukuoka e Nagasaki, da dove viene la famiglia di Soucoupe.

Abbiamo preso un volo diretto Bruxelles – Tokyo con la rinomata compagnia di bandiera Ana.

Per scendere da Tokyo al Kyushu avevo trovato una grande svolta: il traghetto, che ci mette 36 ore, e che dormendo in camera comune sui tatami o in privata costa molto meno che il carissimo treno proiettile (Shinkasen), oltre che essere decisamente più stiloso e in linea con un approccio di viaggio lento.

Poi però abbiamo trovato una casa tradizionale su un’isola giusto a metà strada, dove potremo essere ospiti di un’amica di famiglia e quindi scenderemo infine col treno proiettile.

Altra ricerca che non è ansata in porto è quella del camper. Un amico salernitano di mia zia mi ha infatti detto che aveva fatto un viaggio in camper in Giappone,  bellissimo e molto economico, con tutta la famiglia.

Dopo un’interminabile ricerca, ho trovato una sola compagnia che affitta camper a prezzi decenti e con un’assicurazione che non ti lascia in mutande al primo graffio,  ma già 6 mesi prima non avevano più un mezzo libero.  Quindi in caso, muovetevi per tempo. loro si chiamano Japan By Van e sono basati a Osaka.

Un’altra ricerca che non ci ha portato troppo avanti è stata quella del giro alternativo/hippie/rurale. Abbiamo provato a chiedere nel giro Rainbow Gathering,  tra amici, ricerche online, nulla! l’unica cosa che abbiamo trovato è un posto che sembra molto  carino vicino a Fukuoka, che si chiama Lights Food (dalla mail molto simpatica lightsfuk) e che comunque in due costa poco meno di 100 euro a notte. Ci ha preso un colpo. Abbiamo guardato i prezzi di hotel o airbnb e in effetti costano cari!

Soucoupe mi rassicura dicendo che i ristoranti invece costano poco.

Ci siamo in ogni caso riiscritti su couchsurfing, che sebbene sia diventato a pagamento (e temevo non lo usasse più nessuno) in Giappone ci sono un sacco di host.

Per quanto riguarda la lingua, l’anno scorso, molto diligentemente mi sono iscritto a un corso di giapponese per principianti. L’insegnante molto brava ci ha fatto riprovare la sensazione di stare alle elementari, facendoci ripetere in coro le frasi dopo di lei. Andavo abbastanza forte e ho rispolverato il metodo di memoria Kallaghan, utilizzato per imparare lo Swahili in Tanzania. Si tratta di un metodo di memoria per associazioni, del tipo: “Kurai” (ombroso) perché chi si cura sta all’ombra,  “akarui” (soleggiato) perchè gli acari al sole stecchiscono e cosi via.

Poi però ho avuto dei duri colpi che mi hanno fatto desistere.

Una è stata la numerologia. In giapponese cambia il modo di contare a seconda che conti degli oggetti grandi, piccoli, sottili, umidi, delle persone, degli animali e così via. Una cosa folle. Poi c’è stata la madre giapponese di Soucoupe, che non capiva mai le frasi elementari che le dicevo. Insomma mi sono reso conto che per me era troppo e ho lasciato stare.

A quanto pare in Giappone quasi nessuno parla inglese,  quindi mi sono rassegnato all’idea che parlerò principalmente con Semola, nostro figlio di un anno e mezzo. Spero solo che non mi lasci solo.

Poi altro grande scoglio è il pesce. Infatti, oltre a cercare di essere vegano per questioni etiche, c’è che il pesce proprio non mi piace, soprattutto il pesce che sa di pesce. E in Giappone il pesce sta dovunque. A quanto pare anche li dove non ci sta, ci mettono lo stesso una spolveratina di polvere di pesce secco. Insomma sono spacciato.

Detro cio ecco una serie di risorse per prepararsi: